Carissimi,

mentre il coronavirus continua a girare il mondo, per terra e mare e per l’aria, siamo tutti diventati “vicini di casa”. Il virus ci sta colpendo da tutti i punti di vista: fisico, emozionale, cognitivo, economico, sociale, politico e spirituale.

Dal 17 marzo, a San Francisco e nelle contee circostanti, inclusa la nostra, è stato dichiarato lo stato di “Shelter in Place” (rifugio sul posto). Ciò significa che tutti devono restare a casa e uscire solo per alcune attività essenziali: cibo, servizi medici, carburante, esercizio fisico, ecc. 

Alle persone è stato ordinato di non andare a lavoro, a meno che non si tratti di un servizio essenziale. Scuole e università sono chiuse, le lezioni sono annullate o si svolgono online. I ritrovi di gruppo sono sospesi.

Penso a voi. Mi chiedo come state vivendo questa situazione, che impatto sta avendo sulla vostra vita. Come vi sentite e come la state affrontando?

Le sfide che stiamo vivendo sono un grido forte e chiaro. Richiedono la nostra massima cura e un attento processo decisionale. Le scelte che ora stiamo facendo avranno un grande impatto non solo su di noi e su coloro con cui siamo a diretto contatto, ma anche su una miriade di altre persone che non incontreremo mai e della cui esistenza non sapremo mai nulla. Sebbene questo sia vero sempre, non ho mai percepito così direttamente e profondamente la mera realtà di quanto sta accadendo.

In quanto a me, più di una settimana fa, ancora prima dell’ordinanza dello “Shelter in Place”, a me e mio marito Len era arrivata in modo non ufficiale la raccomandazione di isolarci in casa, vista la nostra età (abbiamo in effetti 78 anni!). Non usciamo (tranne che per andare in giardino) e altre persone, inclusi i famigliari, non entrano in casa nostra.

All’inizio, la settimana scorsa, avevo difficoltà ad accettare la situazione, emotivamente più che razionalmente. Parlandone al telefono con una vecchia amica, lei mi ha chiesto se questo stato d’animo non fosse forse dovuto al fatto che io a quattro anni fui messa in quarantena a casa per due mesi a causa della poliomielite – un altro virus epidemico.

BINGO!

Sì, ora ricordo: sento nel profondo quella bimba dentro di me che preme la testa contro la zanzariera di casa e guarda gli amici giocare insieme sul prato e per la strada. Un momento che sembrava perduto, eccolo ora incorporato (assorbito? Integrato?) nel presente!

Len ed io siamo diventati totalmente dipendenti da altre persone. Il cibo e quanto necessario ci vengono portati giornalmente da altri – di persona o attraverso i servizi postali e di consegna. Ecco, nostro figlio ha appena telefonato e ci chiede che cosa vogliamo che compri per noi. Per l’aiuto che stiamo ricevendo siamo grati ben oltre le parole. Un numero infinito di persone ci sta aiutando, direttamente e indirettamente, momento per momento. Mi chiedo: come mai tutto questo era prima per me solo un concetto spaziale e non un’esperienza viscerale profondamente radicata nel corpo?

E di voi, che cosa mi dite?

Via telefono e internet molte nostre attività continuano – in certi casi rese perfino più facili! Len, Basha, Issa ed io continuiamo a comunicare per telefono e computer. Possiamo condividere, discutere insieme e prendere decisioni di lavoro. Riusciamo ad essere ancora in contatto con gli altri, sia a livello locale che internazionale.

Con l’eliminazione di molte attività quotidiane, siamo in grado di concentrare più tempo e attenzione su un nuovo sito web con possibilità di video streaming, e sul completare tre libri a cui sto lavorando da oltre trent’anni. Uno è sul sistema scheletrico, un altro sui riflessi primitivi, le reazioni di raddrizzamento e le risposte di equilibrio, e il terzo sullo sviluppo motorio dei bambini e su come genitori e prestatori di cura possono aiutarli accompagnandone il processo. Questo progetto mi dà coraggio e mi entusiasma!

Per finire, vorrei condividere con voi una somatizzazione che mi è stata utile per rasserenarmi e che forse m’ha profondamente cambiato la vita.

Qualche settimana fa qualcuno (sei forse stato tu che stai leggendo?) mi ha inviato un articolo che parla di un’onda cerebrale che si muove lentamente  durante il sonno profondo – quel sonno che depura il cervello e fa riposare la mente.

Dal crollo che ebbi nel 1996, quella del sonno è stata per me una questione di grande sfida e quindi anche di importante ricerca. Non sentivo né sapevo inconsciamente di questa lenta onda cerebrale.

Quando cominciai a cercarla in me stessa nel lavoro di embodiment, trovai in effetti quest’onda fluida lenta che mi attraversava il cervello. Tuttavia, io la sentivo partire dal pericardio, ne percepivo il peso fluido e sentivo che fluiva passando dalla parte sinistra del corpo (pericardio) e attraverso la parte sinistra del cervello. Alla base sembrava esserci una respirazione intensa e lenta nella profondità del ventre. Quest’onda che attraversa il  tronco cerebrale è la chiave che dà radicamento al mio cervello e alleggerisce cervelletto e corteccia.

Il movimento lento di quest’onda, quando sono sveglia, mi porta a un senso di grande calma e, quando sono addormentata, il mio sonno si fa più lungo e profondo, più di quanto non sia mai stato per decenni – forse da prima di diventare madre!

Avevo in programma di portare questo tema nei workshop di marzo e aprile e condividerlo attraverso le nostre esperienze corporee, con il movimento, il tocco, la voce, il silenzio, la somatizzazione, lo scambio verbale e la “mente della stanza”. Invece, eccomi a condividerlo con voi attraverso la parola scritta – e come sempre attraverso la preghiera.

Sono tante le domande a cui si può rispondere solo attraverso un processo collettivo di condivisione. Qual è la nostra esperienza personale e in che modo è simile e diversa da quella degli altri? Grazie alla diversità possiamo acquisire una comprensione e una conoscenza più profonde. Attraverso l’accettazione, acquistiamo saggezza. In che modo l’ombra al fondo di tutte queste nostre esperienze può portarci a un senso di unità?

Che il mio amore e le mie preghiere
possano accompagnarvi e tenervi al sicuro
nell’attraversare i venti furiosi del coronavirus.
E le sfide che dovrete affrontare ogni giorno.
Che possiate stare bene e nel comfort, restando voi stessi.

Bonnie

(testo originale su www.bodymindcentering.com)