Intervista con Marcella Fanzaga

Marcella_EleonoreL’incontro con Marcella è avvenuto di pomeriggio, nel suo appartamento a Milano. Era con noi la sua bimba di 7 mesi, Eleonore. Marcella, diplomata IDME ed SME, si presenta così:

M: Mi occupo di danza, di corpi e anime, di poetica del corpo; lavoro in diversi ambiti e conduco incontri con bimbi e adulti, abili e diversamente abili; mi rivolgo a una varia umanità… Lavoro come performer, danzatrice, coreografa. Da anni mi occupo di Improvvisazione e progetti Site Specific.

E: Come riesci a gestire la tua vita di neo mamma con quella lavorativa?

M: Mah, intanto diciamo che Saturno influisce e dà una mano… vale a dire… non c’è abbastanza lavoro!! Scherzi a parte, purtroppo è un periodo in cui insegno molto poco. Dove e quando posso tengo la piccola Eleonore con me, come oggi.

E: Quando la bimba è con te la tieni proprio a contatto fisico?

M: Sì, ad esempio venerdì scorso, alla lezione di gruppo, l’ho tenuta fasciata al mio corpo: è stata tranquilla per un’ora e poi ha iniziato ad agitarsi. Allora mi sono messa a cullarla mentre guidavo i bambini nel danzare con le loro mamme e i loro papà, e lei si è addormentata. Alla lezione di oggi, invece, non potrò tenerla in fascia, perché il gruppo di bambine che frequentano questo corso di danza sono più grandi, vanno alle elementari, la lezione è più tecnica e io mostro tutti gli esercizi e li eseguo con loro. In questo caso, la terrà la mia datrice di lavoro insieme alla sua bimba che ha tre mesi più di Eleonore. Nei corsi di Danza Creativa con le bambine della scuola materna mi è più facile muovermi e danzare tenendo Eleonore nella fascia a contatto con il mio corpo perché il lavoro è meno tecnico e più espressivo. Quest’anno mi sono organizzata così, l’anno prossimo vedremo.

E: Quindi, quali corsi stai tenendo come insegnante?

M: Corsi di movimento mamma e bimbi, danza per bambini e bambine della materna e delle scuole elementari. Il lavoro con gli adulti non è ancora partito, mentre sono stata chiamata per fare alcuni interventi all’interno di due formazioni professionali.

E: Fai anche delle lezioni con incontri individuali?

M: Sì, seguo due persone individualmente: una per delle lezioni di danza contemporanea e l’altra con un lavoro in cui uso il movimento e il tocco delle mani. Con quest’ultima persona lavoro molto gradatamente perché ha avuto un problema abbastanza grave. Le faccio esplorare l’equilibrio e la coordinazione spaziale e attraverso il tocco l’aiuto a porre attenzione alla sua organizzazione interna, ottenendo un effetto distensivo.

E: (mentre parliamo, giochiamo con Eleonore…) Come si comporta Eleonore quando è con gli altri bimbi durante i tuoi corsi?

M: È molto curiosa e attenta, partecipa. Mi fa piacere portarla con me. Adesso va al nido e sta già con gli altri bimbi, ma quando viene con me ho la possibilità di stimolarla attraverso il movimento e la danza e l’ascolto della musica, inoltre in alcuni corsi si relaziona a bimbi più grandi.

E: All’interno dei corsi che hai elencato prima, che tipo di lavoro porti avanti in ciascuno?

Nei corsi mamma-bimbo faccio un lavoro di danza creativa, con esperienze di tocco e contatto che provengono dal BMC. Ad esempio, propongo di fare gli “strizzini”, come li abbiamo chiamati al corso: la mamma dà piccole e dolci strizzate con le mani per risvegliare il corpo del bambino e delle “spalmate” sul corpo stesso del bimbo per connetterne centro e periferia. Quindi seguo gli schemi di movimento omologo, omolaterale e controlaterale (intanto Marcella mi mostra i movimenti facendoli su Eleonore). Li propongo con ritmi diversi: ora mi muovo a onde, ora in modo spezzettato, saltellando, camminando nello spazio, oppure vado nello spazio e mi fermo, o ancora… via! tutti in un punto della stanza!

E: I bimbi di questo corso sono tutti piccolissimi?

M: Sono bambini che hanno una età compresa tra i 4 mesi e i 3 anni.

E: Quali differenze noti tra diverse fasce d’età?

M: I bambini sotto l’anno si stancano molto più facilmente, e hanno bisogno di maggiore lentezza.

E: Altre caratteristiche?

M: La messa a fuoco è sul bambino, sulle sue potenzialità neuromotorie. Questi incontri li definisco “bambino-centrici”: il bambino e le sue esigenze sono in primo piano e la mia intenzione è quella di fornirgli stimoli adeguati per il suo sviluppo e la sua crescita. I genitori sono importantissimi per raggiungere questo obiettivo perché è attraverso il loro corpo che il bambino percepisce il movimento e la musica. Focalizzandomi sul bambino però non perdo di vista i genitori e mi occupo anche della relazione tra loro e il proprio figlio. Sono consapevole che questo tipo di lavoro facilità il bonding e l’emergere di emozioni molto profonde che in questo contesto accogliente hanno la possibilità di essere espresse.

E: Ma i papà vengono a questi incontri, o ci sono solo mamme e bimbi?

M: Certo che possono venire anche i papà! Ma più spesso vengono solo le mamme, o almeno questa è la mia esperienza… forse perché questo lavoro è ancora un po’ sconosciuto. C’è ancora molto da raccontare e spiegare affinché nella cultura corrente si comprenda quanto importante sia fare esperienze di tocco, di movimento e di musica insieme. Tra le finalità del lavoro corporeo c’è anche lo sviluppo del bambino e della sua capacità di entrare in relazione, di stabilire dei legami e un contatto significativo con i genitori. E poi, in questi incontri la mamma può anche esprimere i suoi stati emozionali, che dopo il parto devono ancora regolarsi, mentre il bambino viene stimolato e si diverte.

E: Usi degli oggetti a sostegno del lavoro corporeo?

M: Sì, delle palle, dei teli piccoli… anche i cuscinoni dell’allattamento. Il corso per mamme e bimbi 2-12 mesi è nuovo; diciamo che l’ho ideato e messo a punto dopo la nascita di Eleonore. L’ho chiamato “Danzare una nuova vita”, e fa parte del progetto “Bimbi InForma”. È un mio “brevetto” in cui propongo una struttura molto precisa dove si alternano il lavoro a terra e il lavoro in piedi e le esperienze con il tocco, lo spazio, il ritmo e la melodia, e in cui fondo le mie conoscenze di danzatrice con ciò che ho appreso durante le formazioni IDME e SME.

E: Quindi, venendo su da terra, la mamma tiene il bambino fasciato al suo corpo, o in braccio, e si muove con lui o lei..

M: Esatto, ed è qui che la mia attenzione si sposta alla mamma, perché se la mamma non si muove con facilità, o ha timore a muovere il bambino e a fargli sperimentare le diverse posizioni del corpo rispetto alla gravità, al bambino non arriveranno le informazioni e gli stimoli necessari per percepire e percepirsi. Come dire…se la mamma gioca e danza, il bambino apprende.

E: Credo che per approfondire lo sviluppo della relazione non ci siano altri luoghi e altri modi di lavorare così specifici come questo, cosa ne pensi?

M: Io credo che il nostro lavoro attraverso il Body-Mind Centering® sia ancora poco conosciuto, rispetto a quello, per esempio, degli psicomotricisti, che hanno un riconoscimento professionale ufficiale e quindi sono più facilmente seguiti dalle mamme… È una strada lunga la nostra… perché pratichiamo un approccio esperienziale, che va sperimentato prima di tutto su di sé… ma comunque credo che possa dare delle indicazioni molto specifiche e pratiche. Poi nel mio caso particolare, credo che la specificità del mio lavoro stia nel fatto che unisco molte conoscenze elaborate in anni di esperienza e di studio sul linguaggio e le dinamiche corporee, spaziando dalla Danza Contemporanea al Butoh, alla danza terapia, all’Improvvisazione, al Body-Mind Centering®.

E: Parlami un po’ del lavoro con i bimbi e le bimbe più grandi.

M: Con loro faccio danza creativa contemporanea, propongo spunti d’improvvisazione adatti ai bambini, su aspetti della danza che secondo me sono importanti: il ritmo, il tempo, lo spazio, le parti del corpo. Non facendo leva sull’imitazione del maestro, ma sulla creatività degli allievi, credo che quest’esperienza sia per loro una buona base per poter poi studiare qualsiasi tipo di danza: un risveglio, un’integrazione che predispone al movimento. Anche questo, però, è un discorso difficile da fare e da capire, perché molti genitori conoscono ancora solo la danza classica, quella classicamente strutturata come… danza “normale”, come recentemente, mi è stata definita da una insegnante di scuola dell’infanzia…

E: Cosa ha influenzato il tuo approccio all’insegnamento, da dove vengono le tue idee per i corsi?

M: Per il lavoro di danza con le bambine più grandi, contano le mie esperienze e le formazioni di danza e improvvisazione; il corso mamma-bambino è molto influenzato dallo studio del BMC, e in particolare dalla formazione IDME: il modo di toccare, lo stare al livello del bambino, dare particolare attenzione alla relazione mamma-bimbo e alla relazione dei bimbi tra loro; e poi, tutto il lavoro sugli schemi neurocellulari di base…; e mettiamoci anche tutti gli altri studi di danza che ho fatto in passato!
In particolare il lavoro sul tocco per me è molto importante. Avevo avuto nozioni di BMC anche prima delle mie formazioni SME e IDME, all’interno del programma della scuola di danza in Olanda… Avevamo classi in cui si esplorava e si studiavano i diversi sistemi. Io ho studiato lo scheletro, perché la direttrice era un’insegnante certificata BMC e quindi la formazione era intrisa di elementi BMC. Quando, tornata in Italia, ho iniziato a lavorare, questa mia sensibilità attraverso il tocco è emersa nel lavoro con gli anziani; ho affinato una modalità e un approccio sensibili nel suggerire loro la danza, senza manipolare, ma facilitando il movimento nell’ascolto, così da creare insieme un dialogo attraverso il tono e il contatto.

E: Nel tuo lavoro come performer e danzatrice, una delle tue peculiarità è l’improvvisazione, e con ottimi risultati, come ho avuto modo di constatare personalmente. Come riesci a mantenere l’attenzione alla ricerca interna e alla qualità del movimento, senza fissare le sequenze che danzi?

M: Questo, per fortuna, è l’unico dono… Scherzo… La storia è lunga. Ho studiato tanto. In Olanda praticavamo tanta improvvisazione. E poi ho studiato a lungo il Butoh. Con la danza Butoh ho imparato a portare l’attenzione verso ciò che succede dentro mentre sono in performance, ad essere dentro e fuori allo stesso tempo. Avevamo un maestro molto attento che si accorgeva subito quando fingevi o ti perdevi… Essendo il Butoh un’arte performativa, il ponte della comunicazione è sempre aperto. Questo è il grande allenamento: non puoi entrare troppo dentro di te e perderti, devi tenere l’ascolto sulle motivazioni interiori in atto, sui “paesaggi interiori”, come li chiamava il mio maestro, e nello stesso tempo essere presente agli stimoli provenienti dall’esterno e consapevole di essere un tramite perché avvenga una comunione artistica con il pubblico, uno scambio, un dialogo che definirei energetico e cellulare.

E: Bello! Mi hai spiegato bene perché ho provato quello che ho provato quando ti ho vista improvvisare!

M: Nel tempo, dell’improvvisare ne ho fatto una filosofia. La ritengo una pratica molto alta, presuppone allenamento, conoscenza in modo approfondito del proprio corpo, di una tecnica corporea e di composizione coreografica. Perché sia una pratica viva, non ci si può permettere di rimanere imbrigliati nelle proprie abitudini di movimento, nei limiti o in quello che meglio conosciamo. Per fare un caso estremo, pensa come sarebbe limitato e limitante il restare bloccati in uno schema che deriva da quella che era la nostra posizione in utero e continuare a riproporlo all’infinito. Prendere coscienza dei nostri limiti è un esercizio fondamentale ed estenderli attraverso lo studio e la pratica è importante per arricchire il nostro vocabolario di movimento significante.
La pratica dell’Improvvisazione richiede ascolto e respiro, richiede la capacità di lasciare le risposte al corpo e al tempo del corpo, per cui occorre allenare la mente ad essere presente nel dialogo corporeo senza predefinire le risposte, ma aprendosi all’inaspettato. Questo può generare ansia…

E: Che consapevolezza ti ha portato la nascita di Eleonore e la sua presenza nella tua vita?

M: Ho scoperto che il corpo della donna è in grado di compiere un atto miracoloso, potente e fragilissimo allo stesso tempo. Nulla può essere dato per scontato, dall’avere una gravidanza fino al portarla a termine… Quest’esperienza mi ha aiutata a comprendere meglio, direi proprio sulla mia pelle, che nella nostra società non c’è sufficiente cura per questo miracolo: il generare la vita. Si dovrebbe dare più attenzione alla donna, tutelare di più la maternità e quindi l’umanità. Ho partorito di notte, godendomi il silenzio e la tranquillità per noi due. Penso che le ostetriche facciano un lavoro prezioso, per niente scontato. A loro modo fanno improvvisazione! Hanno delle tecniche, certamente, ma ogni parto è a sé e loro devono capire e agire sul momento, nel “qui e ora”, rispetto alle circostanze di ogni singola nascita. A volte basta un istante…e tutto cambia.

Eleonore… la osservo molto… sta cercando di insegnarmi a non avere fretta, a prendermi cura, più cura, di me e della qualità della vita, ad accettare il vuoto e l’ignoto…dovrei saperlo già fare da improvvisatrice… ma non c’è limite alla consapevolezza! E poi con lei e grazie a lei, forse, sta nascendo una nuova Marcella… che non è quella che ho sempre conosciuto, ora ha una figlia ed è mamma… è una rivoluzione più profonda e sottile. Mi auguro di lasciarla accadere!

Marci_veloOttobre 2012
La rubrica Leben in rete è a cura di Gloria Desideri
Intervista: Emanuela Passerini
Traduzione della versione inglese: Eleonora Parrello
Editing: Gloria Desideri

Marcella_EleonoreE: Marcella and I met one afternoon in her Milano apartment. Her seven month old baby, Eleonore, was with us. Marcella is certified as both an SME and an IDME. She introduces herself like this:

M: I work with dance, bodies and souls, with the poetics of the body; I work in different fields, also leading classes for adults and children, disabled and not. I turn to a variety of different human beings … I work as a performer, dancer, choreographer. For several years I have been dealing with improvisation and site-specific projects.

E: How do you manage your life as a new mum with your professional life?

M: Well, let’s say that the influence of Saturn is lending a hand… that is to say… there’re not enough gigs! Just joking… But that’s true that in this last period I haven’t been teaching as much. Whenever I can, though, I keep my little Eleonore with me, like today.

E: When your baby is with you, do you keep her in close physical contact?

M: Yes, the other day, for instance, I wrapped her on my body during a group class: she stayed quiet for an hour. When, after a while, she began feeling restless, I started to rock her while guiding some children and parents into dancing together, and she fell asleep. For today’s class, I will not wrap her on me because here my teaching is more technical, children are older and I usually demonstrate for them all the dance exercises. My employer will look after Eleonore, along with her child who is three month older. In the creative dance classes that I teach in primary schools, it’s easier for me to have Eleonore wrapped on my body while dancing, because, rather than technical, my work there is more about expression. This is how I’ve managed things so far, let’s see what will come next.

E: So, which kind of classes are you teaching at the moment?

M: I offer movement classes for mums and children and dance courses for children of primary and elementary school. Classes for adults haven’t started yet, but I got called for some work in two professional dance educational programs.

E: Do you also see people for individual session?

M: Yes, at the moment I work with two persons individually: one client comes for private contemporary dance classes; for the other person I use both movement re-education and hand-on work. This last case requires that I work very gently and gradually, because my client has had quite a severe problem. I guide her into exploring her balance and spatial coordination, and through touch I help her to focus on her inner organization: a kind of work that brings along a relaxing effect.

E: (while we converse we are playing with Eleonore…) What is Eleonore’s behaviour like, during your classes, and when she’s with other children?

M: She’s very curious and alert. Present. I like taking her with me. She goes to the day care now, so she’s used to be with other children, but when she comes with me I have the chance to offer her some stimulation through movement and music. It happens that in some courses she’s with older children too.

E: What kind of work do you develop for your classes?

In the mum-baby classes, I do creative dance work which includes experiences based on contact and hands-on work and from various principles of the BMC approach. I propose, for instance, the “little squeezes”, as we named this exercise: each mum touches her baby gently squeezing his or her body for waking it up. Another practice is giving gentle strokes to the baby’s body, in order to connect his/her centre to the periphery. I also work with the homologous, homolateral, and controlateral movement patterns (while speaking Marcella is demonstrating the patterns on Eleonore). I work on these patterns using different rhythm: with wave like movement, in a broken up mode, walking and jumping in space, or moving to this or that place of the room… stop! go! everybody over there…now!

E: Are all children in these classes little babies or also toddlers?

M: They range from four months to three years of age.

E: Which difference do you notice depending their age?

M: Children under twelve months get tired much sooner, they need more time and are slower.

E: What else?

M: I focus on the child, on her or his neuromotor potentials. I would define this kind of sessions “child-centered”: the child and his/her needs are in the foreground, and my intention is to give the right stimuli for the child’s growth and development. Parents are very important in order to reach this goal, because it is through their bodies that the child perceives movement and music. So, yes, the focus is on the child but I don’t forget the parents and I work on the relationship between them and their child. I am aware that this kind of work facilitates the bonding process and the emerging of very deep emotions that in such a welcoming context can be freely expressed.

E: Do daddies come to these sessions, or are there only mothers and children?

M: Of course daddies are welcome! But, in my experience, more often mothers come on their own… maybe because this kind of work is not yet much known in today’s culture. We need to explain what’s about, to communicate the importance of sharing experiences of touch, movement and music. A body-oriented approach is finalized to facilitating development in children, their ability to enter relationship and establish bonds and contact with their parents. During these sessions, while children are stimulated playing and enjoying themselves, new mothers have a chance to express some of their emotional states that often, in the aftermath of childbirth, need to rebalance.

E: Do you use objects and props to support your bodywork?

M: Yes, I use balls, small blankets…and large breastfeeding pillows. The class for mums and children between 2 and 12 months is still quite new, let’s say that I conceived and set It right just after Eleonore’s birth. I called it “Dancing a New Life”, as part of the project “Babies in Good Shape”. It’s a “patent” of mine: it has a precise structure which includes both floor and standing work, along with experiences of hand-on, space, rhythm and music phrasing, integrating my knowledge as a dancer with what I’ve learned during my SME and IDME training programs.

E: So, moving from lying to standing, a mum holds her baby wrapped to her body, or in her arms, and the two move together…

M: Exactly, and at this point my focus shifts to the mother, because if a mum doesn’t move easily, or has any fear to move the baby and let him/her experience different body postures and relationships to gravity, the baby will not get the necessary information and stimuli for developing a process of perception and self-perception. In other words, if a mum plays and dances, her baby will learn.

E: I can’t imagine a better way or place for such a specific learning process, for deepening the development of a relationship, what would you say?

M: I think that our work with Body-Mind Centering® is not much known yet. Think of, for instance, psychomotricity: it is officially and professionally recognized and mothers more easily follow that direction… Our path is a long path… We do an experiential work, meaning that we need to experience it first on our own body, before facilitating others… I think that this work can offer very precise and useful suggestions to parents. The peculiar aspect of my work lies in how I integrate all the diverse knowledge developed over the years, ranging from Contemporary Dance, to Butoh, Dance Therapy, Improvisation and Body-Mind Centering®.

E: Tell me a little bit more about the work you do with older children.

M: I do contemporary creative dance, giving children improvisational hints, suit to them and their age, about important aspects of dance: rhythm, time, space, differentiating body parts… I think that this kind of experiences can be useful for any other dance style they will approach in the future. It’s a way of teaching that doesn’t rely on imitating the teacher, but on stimulating pupils’ creativity, awakening them to integrate and open up to movement. This approach too is hardly known and understood… For parents, ballet is the main reference for dance, the kind of dance considered “normal”, as a primary school teacher recently defined it…

E: What are the roots of your teaching approach, where do your ideas for teaching come from?

M: Regarding dance work with elementary school children, I rely on my studies and experience on dance and improvisation; the mum-baby course is very much influenced by the BMC training, and particularly by the IDME approach: ways of touching, being at baby’s level, giving particular attention to the mother-child relationship and that of babies among themselves. And then, there is the work on basic neurocellular patterns and developmental movement; not to speak of all the dance studies that I did in the past!
The hand-on work with touch is particularly important to me. I had some BMC notions when I was studying in Holland, much before participating in the SME and IDME training programs… In that dance school I could experience different body systems from the BMC perspective. I studied the skeleton, because the school director was a BMC certified teacher and our dance curriculum included many BMC elements. When I came back to Italy, I started to work with old people, and I went back to that gentle hands-on work as a resource. I then kept on refining my sensitive approach to touch, noticing how useful it was to facilitate dancing and moving, and to listen to others in order to establish a dialogue based on tone and contact, not at all manipulative.

E: Improvisation is a characteristic of your work as a dancer and performer, and with quite high results, as I could personally witness. How can you manage to keep your inner research going, and the quality of movement, without fixing the sequences of your dance?

M: This is the only gift I have… Joking… It’s a long story. I’ve studied a lot. We did a lot of improvisational work in Holland. I also studied Butoh for long time. Thank to Butoh, I’ve learned how to focus on what is happening within myself while performing: being thus inside and outside at the same time. We had a very alert teacher who could immediately see whenever you were faking or getting lost… Since Butoh is a performing art, the communication channel is always open. This is the biggest lesson: you cannot go too much deep within yourself and get lost, you have to keep an eye on the inner motivations that are flowing within you, on the “inner landscapes”, as my teacher used to call them. But, at the same time, you have to be present to the stimuli coming from the outside, being aware that you are a medium for an artistic communal experience to happen in the audience, a sharing, a dialogue that I would call energetic and cellular.

E: Beautifully said! You really gave me an explanation for what happened to me when I saw you improvising!

M: Over the years, I made a philosophy out of the art of improvising. I believe it is a very high practice which requires hard training, deep knowledge of your body, of both body technique and choreographic composition. I think it’s a living practice, you cannot afford to be trapped in your movement cliché, to limit yourself on what you know better. Just to make an example, think about the limitations if we were stuck in a recurrent pattern originating from what was our position in utero. Getting aware of our limits is a basic exercise, very important to expand our choices through study and practice, in order to enrich our vocabulary of meaningful movement.
Practicing improvisation requires listening and breathing, the ability to let time for the body to respond, and you need to train your mind to be present, not giving any preconceived answer, rather opening yourself to the unknown. Sometimes this can generate anxiety…

E: The birth of Eleonore, the existence of Eleonore in your life: what kind of awareness is all of this bringing you?

M: I realized that a woman’s body can do a miracle, a very powerful act, very fragile at the same time. Nothing can be taken for granted: from becoming pregnant to carrying the pregnancy through full term… This experience took me to an understanding, on my own skin let’s say, of how our society doesn’t provide enough care for this miracle to happen: which is giving life. Women should be more cared for, motherhood more protected… mankind after all! I gave birth to Eleonore at night, enjoying silence and quietness around us. I think that midwives do a precious job, that shouldn’t be taken for granted. They improvise, in a way! They know the technique, of course, but each birth is different and they have to understand and act in the ‘here and now’, depending on each birth circumstances. Just an instant and everything changes…

Eleonore…I watch her a lot. ..she is trying to teach me not to hurry, to take a better care of myself and to care for the quality of my life, to accept the emptiness and the unknown… As an improviser, I should already know how to do it… But there are no limits to awareness! And thank to her, together with her, a new Marcella is growing… Not the one I’ve always known, because she has a daughter now and she is a mum… It is a much deeper and subtle revolution. Hopefully, I will let it be happening!

Marci_veloOctober 2012
Leben Network is curated by Gloria Desideri
Interview: Emanuela Passerini
Translation: Eleonora Parrello
Editing: Gloria Desideri