Intervista con Laura Banfi

Ciao Laura, ti chiedo di presentarti e dirci di che cosa ti occupi.laura_intervista
Ciao… che faccio? Mi occupo di teatro, danza e improvvisazione, sia come performer sia come regista, coreografa e insegnante; insegno Feldenkrais, Contact Improvisation, danza, da un punto di vista pedagogico e creativo con persone abili e disabili.

Lavori con bambini o con adulti?
Soprattutto con adulti e giovani.

Quando hai iniziato i percorsi di formazione BMC?
Ho cominciato la formazione BMC nel 2006 e l’ho completata nel 2009 con la certificazione SME. Poi ho fatto da traduttrice in un corso IDME per Leben, e l’ho trovato così interessante che ho deciso di intraprendere anche questa formazione. L’ho completata con Babyfit, il centro autorizzato BMC® a Bratislava, in Slovacchia.

Come hai conosciuto il BMC?
Come prosecuzione di un pensiero nato molto tempo prima nel lavoro di Contact Improvisation. Sono poi stata in dubbio se seguire la formazione in Feldenkrais o BMC.

E come hai fatto a scegliere?

Erano per me tutt’e due interessanti, poi il Feldenkrais mi è arrivato su un piatto d’argento, perché nel 1992 è partita una formazione davanti casa mia, e così l’ho iniziata. Ora sono molto felice di averla fatta.

Che cosa è successo in seguito?
Ho avuto un problema di salute piuttosto serio, che mi ha portato a guardare l’essere umano nella sua evoluzione nel tempo, ad approfondire come si acquisiscono, sviluppano e raffinano i sensi. È così che ho deciso di iniziare il percorso formativo BMC. Pensavo di farlo negli Stati Uniti o in Germania, poi ho saputo che partiva in Italia con Gloria Desideri.

Che importanza ha avuto per te questa formazione?
La formazione BMC è stata per me di grande significato, non solo dal punto di vista personale, di salute, di vita, oltre che filosofico, ma anche, e soprattutto, dal punto di vista professionale, perché nel mio lavoro ho ora la possibilità d’integrare le esperienze passate, tutte le mie diverse storie.

Feldenkrais e BMC: elementi in comune?
Trovo che non siano affatto in contraddizione. Entrambe sono esplorazioni che comportano un enorme lavoro sull’ascolto di sé e degli altri, lavorano sul raffinare il tocco, che diventa strumento di entrata in relazione e di dialogo, e hanno anche affinità con la Contact Improvisation… contatto e comunicazione attraverso la pelle… Hanno inoltre in comune chiarezza e precisione di linguaggio, in cui le indicazioni date per esplorare un percorso danno direzione ma non sono mai impositive.

Prova a spiegare meglio qual è, secondo te, la caratteristica specifica dell’approccio BMC. 
Nel BMC si ha la concezione del corpo-mente-anima, del corpo come supporto; si utilizza il movimento per poter raggiungere livelli molto profondi di attività neuromotoria, ma è efficace, ad esempio, anche nella risoluzione di problemi, invitando a un atteggiamento molto vicino a quello dei bimbi: esplorare differenti possibilità per poter scegliere la soluzione migliore più buona in quel momento.

Come ti definisci, in due parole, a persone che non sono del campo?
Mi occupo di teatro e danza con diversi strumenti, voce, movimento, coreografia e improvvisazione, includendo tutte le persone abili e disabili. Ecco vedi, in Italia bisogna usare tante parole per definire l’attività di cui mi occupo…

Quanto il BMC è entrato nel tuo lavoro?
Molto! Già le mie insegnanti di Contact avevano lavorato con Bonnie e mi avevano introdotto a questo approccio come supporto all’apprendimento della danza. Quindi non la tecnica come imitazione di un gesto ma l’esplorazione di ciò che sta sotto e che permette una ricerca molto profonda e individuale… sostenere la persona in tutto il suo essere e non sviluppare dei cloni di altri.

In che modo sostiene la persona?
La sostiene nel farle scoprire la propria poetica, la propria crescita e creatività, in un viaggio attraverso i propri diversi panorami, nell’integrazione dei vari sistemi corporei.

Nella tua danza come entra questo tipo di esperienza?
Mi rendo conto che posso muovermi con diverse qualità, ampliando il mio immaginario e cogliendo mille sfaccettature. È affascinante lo spunto che i diversi sistemi offrono all’espressione del movimento!

Quale sistema ti ha più colpita?
Gli organi mi hanno colpito molto: quando cominciavo a farne esperienza li immaginavo come un’allegra brigata, ognuno mi dava l’immagine di una maschera italiana, come se ogni volta si mettesse in atto una commedia, un film… Gli organi organizzano e collegano. Mi hanno anche riappacificato rispetto a un lutto che ho avuto in famiglia.
Il sistema nervoso, per la mia esperienza, è stato il più difficile. Comunque, ogni volta che si affrontava un sistema bisognava poi trovare un nuovo equilibrio con gli altri sistemi.

Le persone con cui lavori sentono gli effetti di questo lavoro?
Sì, li sentono. Intanto perché è cambiato qualcosa in me. Naturalmente le cose non sono staccate: una persona fa qualcosa per sé e nel frattempo cambiano delle cose nella sua vita. Questo lavoro è stato una sorta di medicina per riscoprire il mio sistema nervoso centrale. Il corso sullo sviluppo ontogenetico mi è servito proprio per rivivere sulla mia pelle quello che avevo vissuto da piccola, permettendomi ora di farne diversa esperienza, un’altra volta e un’altra volta ancora.

Parliamo adesso della tua esperienza professionale. Dove lavori?
A Rho presso l’associazione “Il Cortile”; questo è il mio punto stabile e qui collaboro con diverse persone: la base per la creazione di progetti e spettacoli. Poi lavoro anche tanto in giro, con disabili e non, presso organizzazioni sensibili al mio lavoro artistico. Ho lavorato anche in Puglia, in Toscana, in Lombardia e in altre regioni, in ambiti diversi che vanno da spazi di cooperative ad associazioni, scuole pubbliche, accademie di teatro e danza.

Nelle accademie di teatro e danza ti capita di fare il lavoro sulla presenza scenica o di accompagnare un singolo artista nel suo lavoro? 
Sì. Rispetto alla ricerca artistica personale, vedo che il BMC può prepararti alla presenza in scena, così importante per la danza e nel teatro.

Nei laboratori di movimento con disabili come lavori?
Trovo bello e interessante l’includere e non l’escludere. Nei miei laboratori lavorano insieme abili e disabili, di diverse età e con diverse esperienze nel campo del movimento.

Come arrivano a te?
Passaparola. Penso di aver avuto un ruolo pioneristico nel aver portato la Contact Improvisation in Italia dando continuità per lo studio e applicazioni, come per esempio le jam. Ho inoltre promosso con continuità e coerenza il lavoro sulla danza e la disabilità. Nel 2001 abbiamo organizzato il primo programma di formazione per insegnanti di Danceability, condotto da Alito Alessi.

Proietta il BMC tra 50 anni. Cosa vedi? In positivo…un sogno…
Più rispetto tra le persone, ospedali umani e luoghi dove le persone s’incontrano per fare esperienze e creare qualcosa di nuovo. Lo metterei nel sistema educativo e formativo.
A supporto delle accademie teatrali, di danza, nei master di management, nelle università di scienze della formazione, di medicina e veterinaria. Le persone che hanno a che fare con gli altri hanno bisogno di un modo per proteggersi e sostenersi mentre lavorano.

Secondo te perché oggi un approccio così evoluto fa fatica a prendere spazio nella nostra società?
Perché non ci sono strutture che possono ammettere la legittimità professionale di queste nuove figure. Dovremmo avere noi la capacità di promuovere questa professione e farne comprendere il valore anche attraverso il nostro livello di professionalità fino ad averne riconoscimento. In altri paesi europei le cose sono diverse: in Francia, per esempio, i danzatori che studiano BMC ricevono finanziamenti da organismi statali.

Sei soddisfatta di ciò che fai?
Sì, e sono anche contenta della sequenzialità con cui questi stimoli si sono susseguiti nella mia vita, di come sono arrivati al momento giusto… stimoli che mi hanno aiutato ad emergere e a trovare la mia espressione originale.

Titolo di un seminario che hai proposto con elementi BMC?
Percorso trasversale: dall’acqua alla terra.

foto_sabbiaGiugno 2012
La rubrica Leben in rete è a cura di Gloria Desideri
Intervista: Emanuela Passerini
Traduzioni: Eleonora Parrello
Editing: Gloria Desideri

Hello Laura, would you please introduce yourself and tell us what you do?laura_intervista
Hi… what I do…Well, I work in theatre, dance and improvisation, as a performer, director, choreographer and teacher; I also teach Feldenkrais, Contact Improvisation and dance, working with able and disabled people, from a pedagogic as well as creative perspective.

Do you work with children or adults?
Mainly with adults and young people.

When did you begin your BMC training?
In 2006, and in 2009 I got my SME certification. Then it also happened that I worked as a translator in an IDME course organized by Leben, which I found so interesting that I decided to follow that training too. I completed it with Babyfit, the licenced BMC® center in Bratislava, Slovakia.

How did you meet the BMC approach?
As an ongoing thinking process started long time ago out of my work with Contact Improvisation. Yet, for a while I had been in doubt whether to follow the BMC or the Feldenkrais training.

And how did you come up with a choice?
I was very much interested in both, but then the Feldenkrais training was served to me on a silver tray, so to speak, because in 1992 a program started just in front of where I live, so I made my decision. Now I’m very happy that I did it.

And what happened next?
I had a serious health condition, which then led me to view the human being from an evolutionary perspective, through time, and to deepen my interest in how the senses develop and refine. For this reason I decided to start the BMC program. At first I thought I would do it in the United States or in Germany, but then I found out that a BMC program was just starting in Italy, with Gloria Desideri.

What did this program mean to you?
It has had a great meaning to me on many levels: personal and philosophical, for my health and life in general, but mainly on a professional level. In my work I have now the possibility to integrate all my past experiences and all the different paths that I followed.

Feldenkrais and BMC: elements in common?
I don’t think they are in conflict at all. They are both explorative approaches that require a great deal of listening to oneself and others, they both work on refining touch as a tool to establish relationship and dialogue, and they also have affinities with Contact Improvisation…. contact and communication through the skin… They also have in common a clear and precise use of the language, giving directions in order to explore a certain process, but never imposing.

Could you try to better explain what, according to you, the specific feature of the BMC approach is?
In BMC there is this concept of the body-mind-soul unity, and of the body meant as support; movement is used to reach very deep levels of neuromotor activity, but it is also effective, for instance, in problem solving issues, if used with an attitude very close to that of children: exploring different possibilities in order to choose the best solution in any given specific moment.

In short, how do you introduce yourself to people that don’t work in your field?
I work in theatre and dance using different tools such as voice, movement, choreography and improvisation, with a wide range of able and disabled people. You see, in Italy I have to use a lot of words to explain what I do…

How much has the BMC approach entered your work?
A lot! My Contact teachers had already worked with Bonnie and introduced me to this approach as a support in dance training. So I would say: not a dance technique as imitation of gestures, but the exploration of what is underneath those gestures, thus supporting a very deep and personal research…the point is then how to support a person in the expression of his/her authentic being instead of developing clones of other people.

In which way can BMC support individuals?
It supports us in the discovery of our own poetic, growth and creativity, through a journey where we can meet our personal landscapes, through the integration of the different body systems.

How does this experience manifest in your dance?
I am aware that I can move with different qualities, widening my imagination and catching hundreds of different movement aspects. Experiencing all the cues that different body systems can offer to the expression of movement is simply fascinating!

Which system has affected you most?
The organs, I would say, affected me quite a lot: when I began exploring them I used to imaging them as a lively bunch where each one was like a mask from the commedia dell’arte, as if each time a play or a film was been performed …The organs organize and connect. They also helped me to find peace after a family mourning. The nervous system, on the other hand, was the most difficult for me. Anyway, each time we were dealing with a new system, a new balance had to be found with all the others.

Do the people that you work with perceive the effects of this work?
Yes, they do. First of all because something has changed within myself. Of course, things are not separated: you do something for yourself and things begin to change in your life. The BMC work has been a kind of medicine to rediscover my central nervous system. The course on ontogenetic development helped me to feel again in my body what I had experienced as a baby, giving me now the chance to repattern that experience… again and again.

Let’s now talk about your professional experience. Where do work?
In Rho, at the association “Il Cortile”: this is my base, where I work with many different people, developing projects and performances. I also work a lot around the country, with able and disabled people. I worked for instance in Puglia, in Toscana, in Lombardia and other Italian regions, in different settings, from studios run by associations and cooperatives, to public schools or dance and theatre academies.

In dance and theatre academies, does it happen to you to work on stage presence or to coach individual artists in their own work?
Yes. Dealing with personal artistic research, I find that the BMC approach can help improving the stage presence, so much important in dance and theatre.

How do you work in movement workshops with disabled people?
In general, I find that to include and not to exclude is a beautiful and interesting thing. In my workshops, able and disabled people of different ages and movement experiences always work together.

How do they come to you?
By word of mouth. I think I had a pioneer role in bringing Contact Improvisation in Italy, giving continuity to both study and applications such as, for instance, the jams. I’ve also consistently supported and promoted the work on dance and disability. In 2001 we organized the first educational Danceability teacher program, taught by Alito Alessi.

BMC, 50 years from now: what do you see? Thinking positive, I mean…a dream…
More respect among people, more humane hospitals and places where people can meet to develop and create something new. I would include BMC in different educational programs, for instance in dance and theatre academies, in MA’s on management, in college’s departments of science education, medicine and veterinary. People that give services to others need a way to protect and support themselves while they are working.

Why such an innovative approach has difficulty in taking more space within our society? What is your opinion?
At the moment, there are no facilities that can recognize the legitimacy of these new professional figures. I think that it is up to us then to promote our professionality and make people understand the value of this work, also through our reaching good results and high professional standards. In other countries things are different: in France for instance dancers who study BMC are funded by the state.

Are you satisfied with what you do?
Yes, and I am also happy of the sequence of stimuli that I met in my life, and of how they arrived at the right moment…they all supported me to emerge and to find my authentic expression.

The title of a workshop that you offered, with BMC elements?
Cross paths: from water to earth.

foto_sabbiaJune 2012
Leben Network is curated by Gloria Desideri
Interview: Emanuela Passerini
English translation: Eleonora Parrello
Editing: Gloria Desideri