Intervista con Angélica Costa

 DSC_7912compressaCiao Angélica, ti chiedo di presentarti.

Sono psicologa e psicomotricista laureata a Sao Paulo del Brasile. Mi sono trasferita in Italia nel 2006 per seguire la formazione Body-Mind Centering® e qui ho ricevuto i diplomi di IDME nel 2007 e di SME nel 2009.

Di cosa ti occupi nello specifico?
Mi occupo prevalentemente di educazione del movimento in età evolutiva.

Dove lavori?
Lavoro a Roma presso tre strutture diverse: l’associazione culturale “Eppur si muove” che organizza una serie di corsi infrasettimanali e laboratori artistici e didattici per bambini, “Latte&Coccole”, un ambulatorio per l’allattamento e sostegno alla genitorialità, e il “Margherita Medical Center”, uno studio medico di ginecologia e ostetricia. Lavoro anche in scuole d’infanzia e nidi.

… e Baby Moves?
Sì, certo… Nel 2009 ho ideato il progetto Baby Moves, che offre attività di gruppo per la facilitazione al movimento e consulenza a sostegno della genitorialità. Mi rivolgo a bambini, genitori ed educatori d’infanzia.

Prima dicevi che sei venuta in Italia apposta per studiare BMC?
…già, e poi ci sono rimasta!

Che intraprendente! Come mai proprio l’Italia e non un altro luogo del mondo?
Volevo iniziare la formazione ma non potevo sostenere i costi dei corsi e quelli di viaggio, vitto e alloggio in un altro paese. L’unico modo era trasferirmi a vivere in America o in Europa. Tramite Thomas Greil ho contattato Gloria Desideri che da poco aveva creato Leben. Ci siamo scambiate delle mail per circa tre mesi, poi Gloria mi ha offerto la possibilità di venire in Italia a studiare grazie a una borsa di studio e sono entrata nell’associazione che lei aveva fondato.

Ma in Brasile, come avevi saputo del BMC?
Mi sono innamorata del BMC quando frequentavo ancora psicologia all’università e contemporaneamente studiavo danza e Contact Improvisation. Ho conosciuto il BMC durante un seminario presso lo studio dove seguivo le lezioni.

Allora te lo ha fatto conoscere una danzatrice?
Sì, una danzatrice che si chiama Rose Akras e che aveva seguito la formazione alla School for New Dance Development (SNDO) in Olanda. Lì non si faceva esattamente BMC, ma alcuni insegnanti di Rose avevano studiato e lavorato per diversi anni con Bonnie Bainbridge Cohen. Con Rose ho fatto seminari sullo scheletro, sugli organi e sui fluidi. Poi ho conosciuto Adriana Almeida Pees, che allora era l’unica BMC® Practitioner in Brasile. Ora è anche BMC® Teacher.

Secondo te è possibile portare il BMC in Brasile?
Sì, è proprio questo che ora sta succedendo. Quando io studiavo con Adriana, i suoi corsi non erano ancora accreditati da The School for Body-Mind Centering®. Quando poi lei ha avuto l’autorizzazione della SBMC a dirigere la formazione in Brasile, io già da un po’ mi ero trasferita in Italia. Hanno iniziato lì quando io qui avevo già completato due percorsi formativi.

Come integri il BMC con la tua formazione di psicologa?
Quando studiavo psicologia cercavo avidamente di capire cos’era la mente, cos’era il corpo, come queste entità si integrano tra loro. Integrare psicologia e BMC è una ricerca continua nel mio lavoro. Avevo studiato diversi approcci terapeutici, di orientamento reichiano, bioenergetico, ecc. Nonostante in questi approcci il corpo sia centrale, mente e corpo, per ragioni didattiche, erano presentati come fossero due entità separate. E questo non mi soddisfaceva…

Interessante, puoi dirmi di più su questo?
Il fatto è che ci facevano accedere alla materia di studio in modo intellettuale. D’altra parte, dedicavo energie a esercizi fisici, a tecniche di massaggio e ad altre discipline corporee. Questo mi faceva sentire comunque dissociata. Solo col BMC ho potuto percepire quanto mente e corpo siano in continuo dialogo e che la mia mente si muove col mio corpo.

Nel tuo lavoro quanto conta che tu sia laureata in psicologia?
Non ho richiesto l’equipollenza del mio titolo di studio in Italia, quindi non mi presento come psicologa, ma ovviamente la psicologia rimane, per così dire, “in the back of my mind”. Ai genitori dà un senso di fiducia sapere che ho una formazione tradizionale, anche se in effetti tutto quello che si insegnava sulla psicologia dell’età evolutiva, ai tempi in cui andavo all’università  non era poi così tanto all’avanguardia  Ieri come oggi. Mentre il BMC lo è.

Ma allora come ti definisci quando ti presenti ai genitori o quando scrivi un progetto che vuoi far partire?
Mi definisco così come mi sono presentata all’inizio: sono un’educatrice del movimento in età evolutiva ed educatrice del movimento somatico; entrambe queste formazioni sono certificate da The School for Body-Mind Centering®; BMC® è l’approccio creato in America da Bonnie Bainbridge Cohen. Mi occupo di educazione, facilitazione del movimento e sostegno alla genitorialità. E poi, non è tanto una questione di titoli: io punto all’applicazione del BMC nel campo dell’infanzia; utilizzo i principi del BMC come punto di partenza per stabilire delle relazioni. Sono talmente basilari e applicabili a una vasta gamma di situazioni, anche intorno al bambino, famigliari e scolastiche, che ne ho a sufficienza! Sento che il BMC valorizza le mie capacità di relazione, di ascolto e dialogo, che ho sviluppato come psicologa.

Scrivi tu i progetti o sono gli altri che ti chiamano per condurre un gruppo?
Sì, li scrivo io… e collaboro con altri psicologi ed educatori.

Le strutture di cui mi parlavi, “Eppur si muove”, l’ambulatorio, lo studio medico di ginecologia e ostetricia e la scuola dell’infanzia, sono pubbliche o private?
La prima è un’associazione culturale senza scopo di lucro, le altre sono strutture private. Anche le scuole in cui lavoro, per la maggior parte, sono private.

Hai mai provato a presentare progetti a strutture pubbliche?
Sì, nelle scuole pubbliche sono riuscita ad accedere tramite altre associazioni culturali che gestiscono progetti finanziati dalla regione, oppure dagli stessi genitori. Insieme a Margherita Ferraro (IDME) ho provato anche in un centro di accoglienza a Roma, l’unico che ancora offre servizi alle famiglie. Ero stata indicata da mamme che avevano frequentato i miei gruppi e frequentavano questo centro, ma un’altra associazione aveva… le spalle più calde delle mie, un’espressione brasiliana per intendere che gli altri erano favoriti..

Quindi nel centro di accoglienza il vostro progetto non è passato?
No, non è passato, non ancora… Comunque sono a stretto contatto con una serie di organizzazioni che diffondono la cultura della genitorialità secondo natura (preferisco l’espressione, “secondo natura” che spiega meglio il concetto, piuttosto che il termine “ecologica”, che pure viene usato).

E cosa vuol dire “genitorialità secondo natura”?
Un modo naturale di crescere i bambini. Queste organizzazioni si occupano di informare i genitori su tutto ciò che è fisiologico nello sviluppo umano, e creare occasioni di riflessione su quel che va contro natura, come ad esempio l’uso del biberon e del ciuccio, del latte artificiale, degli attrezzi che stimolano una finta autonomia, come girelli, passeggini, seggioloni, ecc.

E se ti dicessero “non è già di per sé un fatto naturale crescere i bambini” tu cosa risponderesti? Cos’è successo tra noi e la natura secondo te?

Tutto inizia col processo della gravidanza e della nascita. Nel XX secolo in Italia, e più precisamente dal dopoguerra in poi, gravidanza e nascita, che prima erano vissute con maggiore naturalezza, cominciano ad essere sempre più medicalizzate. Le famiglie, principalmente le donne, via via perdono l’ascolto delle proprie intuizioni, perdono empowerment, affidandosi ciecamente a quello che la società, in un certo senso, impone loro: la medicalizzazione della nascita. Basta pensare a due aspetti: il parto cesareo, che viene presentato come il metodo più sicuro ed è eseguito anche se non necessario, togliendo a madre e bambino la più potente esperienza di contatto fisico e di creazione di legame tra loro; il latte artificiale, promosso dalle aziende produttrici come alimento più completo del latte materno.
Ma a partire dagli anni ‘60 alcuni professionisti del campo medico hanno cominciato a capire che si stava prendendo una strada sbagliata. Leboyer, ad esempio, propose un nuovo approccio alla nascita, senza violenza. In quegli anni la medicina aveva cominciato a sviluppare tecniche e strumenti per valutare le capacità dei bambini già nella vita intrauterina. Da allora si sono scoperte sempre più cose sulle loro effettive capacità.

Come porti questo pensiero ai genitori?
Nel mio lavoro vedo che c’è molto da fare per far comprendere ai genitori l’importanza di dare ascolto a se stessi e alle proprie intuizioni su come crescere i bambini; per sostenere mamme e papà nella grande sfida di saper ascoltare i bisogni primari dei loro piccoli, e ancor prima, i loro stessi bisogni di genitori.

Danzi ancora?
Danzo poco, purtroppo. Ma i bimbi mi tengono allenata ☺

Un’ultima cosa: sei soddisfatta del tuo lavoro?
Sì, sono soddisfatta del percorso fatto finora. Anch’io imparo continuamente a dare ascolto a me stessa, a rispettare i tempi necessari per sviluppare qualcosa che perduri nel tempo.
È un cammino arduo, proprio perché vado un po’ controcorrente. Ma io sono sempre stata cosi: ho sempre scelto le strade più tortuose, ma che m’invogliano a continuare. È proprio la sfida che mi fa procedere.

foto_intervista_bassa43Agosto 2012
La rubrica Leben in rete è a cura di Gloria Desideri
Interviste: Emanuela Passerini
Traduzioni: Eleonora Parrello
Editing: Gloria Desideri, Donatella Levi

Hello Angelica, please introduce yourself…DSC_7912compressa

I received my degree as a psychologist and psychomotricist in Sao Paulo, Brazil. I ‘ve moved to Italy in 2006 to attend the Body-Mind Centering® training program, and here I got my IDME certification in 2007 and my SME certification in 2009.

What do you do exactly?
Mainly I work as an infant developmental movement educator.

And where do you work?
I have my practice in Rome, in three different structures: the cultural association “Eppur si muove” which organizes a series of weekly courses and artistic and educational workshops for children; “Latte e coccole”, a clinic specialized in nursing and parenting support; “Margherita Medical Center”, a gynecology and midwifery medical center. I also work in some kindergarten and day care centers.

… and Baby Moves?
Yes, of course… In 2009 I developed the Baby Moves project, which offers group activity based on movement facilitation and parenting support. My work is directed to children, parents and early childhood educators.

Before you said that you came to Italy just to study BMC, did you?
…yes, and then I kept staying!

How enterprising! Why Italy then and not another place in the world?
I wanted to start the training program but couldn’t afford paying for the tuition, travelling back and forth, and board and lodging in a foreign country. The only solution was to move to America or Europe for a period of time. Through Thomas Greil I came in contact with Gloria Desideri, who had just created Leben. After corresponding by email for about three months, Gloria gave me the chance to come and study in Italy with a scholarship, and I became a member of the association that she had founded.

How did you come to know about BMC in Brazil?
I fell in love with BMC when I was still studying psychology in college and a student of dance and contact improvisation as well. I met BMC during a workshop at the studio where I used to go for dance classes.

Are you saying that it was thanks to a dancer that you came to know it?
That’s right, a dancer called Rose Akras who had done her training at the School for New Dance Development (SNDO) in Holland. In that school they were not offering “pure” BMC, but some of Rose’s teachers had studied and worked with Bonnie Bainbridge Cohen for a period of time. With Rose I did workshops on the skeletal, organ and fluid systems. Later I met Adriana Almeida Pees, who at that time was the only BMC® Practitioner in Brazil. Now she is also a BMC® Teacher.

Do you think it is possible to bring BMC in Brazil?
Yes, it is exactly what is happening now. When I used to study with Adriana in Brazil, her courses were not yet accredited by The School for Body-Mind Centering®. Later, when she began directing the first training program authorized by SBMC, I had already moved to Italy. When I had already completed two training programs here, in Brazil they had just started.

How do you integrate BMC with your background as psychologist?
As a student in psychology, I was eagerly trying to understand what the mind is, what the body, and how these two entities integrate with one another. Integrating psychology and BMC is a constant research in my work. I had also studied different therapeutic approaches, from the Reichian tradition for example or Bioenergetics. According to these approaches, although the body is considered central, mind and body were presented and studied as separated entities, perhaps because of a certain educational model. Well, this didn’t fully satisfy me…

Interesting, can you say more about it?
The point is that as students we were guided to approach the material in an intellectual way. On the other hand, I was dedicating time to all kinds of physical exercises, massages or other body techniques. This made me feel dissociated. It was only through BMC that I managed to perceive how much body and mind are in a constant dialogue and that my mind moves with my body.

How much important is it in your work the fact that you have a degree in psychology?
I didn’t ask for the recognition of my degree in Italy, so I don’t usually present myself as a psychologist, but psychology obviously always lies in the back of my mind. The fact that I have done traditional studies gives parents a sense of trust, even though what I was given in college, about developmental psychology, was not so an advanced training. On the other hand, BMC is a real innovative work.

So, how do you introduce yourself to parents or in writing a project that you want to develop?
I define myself exactly as in my introduction at the beginning of this interview: an infant developmental movement educator and a somatic movement educator; both these training programs are certified by The School for Body-Mind Centering®. BMC® is the approach developed in America by Bonnie Bainbridge Cohen. My practice is about somatic education, movement facilitation and parenting support. But, I believe, it’s not so much a matter of titles: I aim to apply BMC in the field of early childhood; I use BMC principles as a starting point to establish relationships; they are so fundamental and you can apply them to so many situations: with children, parents, or in school settings. I have enough to be busy! I feel that BMC enhances my skills of listening, establishing relationships and being in dialogue – abilities that I first developed as a psychologist.

Do you usually create your own projects or are you also called to lead a group?
I do write my own projects… and I collaborate with other psychologists and educators.

The structures you were talking about, “Eppur si muove”, the clinic, the medical center, the kindergarten, are public or private?
The first one is a not-for-profit association, the other ones are private structures. Also, most of the schools where I work are private.

Have you ever tried to hand in projects to public structures?
Yes, I managed to work in some public schools thanks to other not-for-profit associations that manage projects supported by public funds, or by the parents themselves. Together with Margherita Ferraro (IDME) I also tried to enter a family center in Rome, the only left one that provides services to families. I had been introduced to this center by some mothers who used to go there and now attend my groups. But another association had…”shoulders warmer than mine” a Brazilian expression meaning that others were already favorite…

So, you’re saying that in this family center your project was not accepted…
Not yet… but I have very close contact with some organizations whose aim is to develop a culture of “parenting according to nature” (also called “ecological parenting”, but I prefer the expression according to nature, because it goes more clearly to the point).

And what is the point of a culture “according to nature”?
A natural approach in growing children. These organizations work to inform parents about what is physiological in human development, and guide them to reflect on what is against nature, such as the use of the feeding bottle and the dummy, artificial milk, or tools that stimulate a false autonomy like baby walkers, pushchairs, high chairs etc.

And if someone says to you: – isn’t growing children already “natural”? – what would you answer? What do you think happened between us and nature?
Everything begins with the pregnancy and birth process. In the XX century, especially after World War II, pregnancy and birth in Italy were more and more medicalized, while in the past they were experienced in a more natural way. Families, and especially women, tend to lose their ability to listen to their own intuitions, losing thus empowerment and ending to trust blindly only in what society imposes: the medicalization of childbirth. Just think about two aspects: the caesarean section procedure is presented as the safest way to give birth and it is often done even when not necessary, denying thus mother and child the most powerful experience of physical contact and bonding relationship; the artificial milk is promoted by manufacture companies as a more complete food than breast milk itself. But in the Sixties some professionals in the medical field started to realize that we were taking a wrong turn. Leboyer, for example, proposed a new approach to childbirth, without violence. It was in those years that the medical science started to develop techniques and tools to assess the baby’s abilities during intrauterine life. Since then a lot of discoveries have been made about the baby’s real abilities when still in the womb.

How do you communicate these ideas to parents?
I realize that I have a lot to do to help parents to understand the importance of listening to themselves and their intuitions about how to grow their children; I give support to mothers and fathers when they are challenged in listening and recognizing their children’s basic needs and, even before that, their own needs as parents.

Do you still dance?
Unfortunately I dance very little now. But children keep me well trained… (laughing).

One last thing: are you satisfied with your work?

Yes, I am satisfied about what I’ve been doing. I also keep on learning how to listen to myself and my needs, respecting the necessary steps to develop something that can last in time.
It is a hard path, because I go a little bit against the current… But I have always been like that: I’ve always chosen the hardest ways, those that tempt me to go on. It is the challenge itself that makes me grow.

foto_intervista_bassa43August 2012
Leben Network is curated by Gloria Desideri
Interview: Emanuela Passerini
Translation: Eleonora Parrello
Editing: Gloria Desideri, Donatella Levi