Incontro con il BMC® 2014 – Intervista a Gloria Desideri

Con l’appuntamento di Bologna, lo scorso week-end, si è concluso il ciclo di workshop esperienziali di introduzione al BMC programmati fino all’estate. Il progetto è stato ideato e curato personalmente da Gloria Desideri, direttrice di Leben nuova. Le abbiamo fatto qualche domanda per capire come è nata l’idea e come è andata questa esperienza.

“Incontro con il body-mind centering” è un’iniziativa promossa dal centro di formazione Leben nuova e dall’associazione Kinesfera per far conoscere a un pubblico più vasto fondamentali principi e tecniche di questo approccio somatico e le sue numerose applicazioni in campo artistico, terapeutico, sportivo ed educativo. Il progetto prevedeva una serie di workshop di una o due giornate adatti sia a chi si avvicinasse al BMC per la prima volta sia a chi volesse approfondire le proprie conoscenze attraverso un’esperienza guidata di embodiment. Un viaggio per l’Italia che è partito lo scorso febbraio a Venezia ed è arrivato ora a Bologna, dopo aver fatto tappa a Torino e a Genova.
Parallelamente, negli ultimi sei mesi, sono stati realizzati dei laboratori rivolti a operatori socio-sanitari, insegnanti di scuole primarie e secondarie e insegnanti di sostegno, sempre volti a far conoscere l’approccio BMC a chi lavora all’interno di istituzioni.
Questi progetti sono stati ideati e condotti da Gloria Desideri, una passata carriera di danzatrice e coreografa, da oltre vent’anni impegnata nella ricerca sul continuum corpo-mente e, dal 2005, alla direzione di Leben nuova, unico centro di formazione in Italia accreditato da “The School for Body-Mind Centering®”.

Cominciamo dalla fine, Gloria. Sei appena tornata da Bologna, dove hai condotto l’ultimo dei workshop introduttivi in programma per quest’anno. Ci fai un breve commento a caldo?
Direi che questo “tour” si è chiuso in bellezza. A Bologna si è formato un gruppo di persone per lo più provenienti dalla danza ma con diversa esperienza nel campo somatico: da giovani che si affacciano ora al BMC fino a una persona come Phoebe Neville, mia maestra nei primi anni Novanta. Da tempo Phoebe vive a Reggio Emilia. Paradossalmente, ora che è qui in Italia non abbiamo tante occasioni di incontrarci, erano almeno 10 anni che non ci vedevamo! È stato un onore per me che sia venuta a trovarmi in questo workshop: la sua presenza ha permesso che lavorassimo ancora più in profondità, nonostante i tempi brevi. Questo è il bello che sempre mi emoziona nel lavoro con i gruppi in BMC: la mescolanza di esperienze e di saperi che vengono messi in comune. Non importa dove si è nel percorso di embodiment, tutti contribuiamo all’esplorazione di principi che ciascuno incarna in modo diverso. È attraverso questa diversità e pratica di comunicazione che i principi si modificano, si arricchiscono e si rafforzano allo stesso tempo. Questa impostazione, per cui sono profondamente grata a Bonnie, determina molto come io mi dispongo all’insegnamento: il mio compito non è quello di calare, dall’”alto” della mia esperienza, una “pappa” preconfezionata, per quanto gustosa possa essere, ma di creare le condizioni affinché, partendo da un principio di base, avvengano delle scoperte che poi attraverso la condivisione alimentano il livello di consapevolezza delle persone, individualmente e in quanto collettività. È una concezione molto più “orizzontale” dei processi di apprendimento.

Glo-gruppo-BoPer i “non addetti ai lavori”, ti riferisci a Bonnie Bainbridge Cohen, la fondatrice del BMC con la quale ti sei diplomata come practitioner in Usa e che ad ottobre sarà tra i docenti dei programmi di formazione di Leben nuova, a Tuscania?
Sì, certamente, la persona che negli anni ’70 ha dato avvio alla ricerca BMC, rielaborando le proprie intuizioni ed esperienze attraverso quelle di diverse generazioni di allievi, man mano che l’approccio si diffondeva nel mondo. A ottobre avremo la fortuna di una sua tappa in Italia per tenere il seminario sullo “Sviluppo ontogenetico”. I workshop introduttivi hanno, naturalmente, anche un valore propedeutico per chi volesse poi intraprendere un percorso di formazione o, in questo caso, frequentare il seminario di Bonnie.

Gloria, tu ti occupi di formazione professionale da molto tempo, e poi hai la ricerca, il lavoro con le scuole e con i servizi sanitari, le collaborazioni internazionali, il progetto Sparks… Cosa ti ha portato, in questo particolare momento, con tutti gli impegni che hai, a girare l’Italia proponendo week-end di introduzione a principi basilari del BMC?
Buona domanda, me lo chiedo anch’io! [ride]. Riflettendoci su, le motivazioni sono varie, diverse ma collegate fra loro. La prima, più personale, è legata a un interesse che coltivo da tempo: quello di poter favorire un punto d’accesso al processo di embodiment che sia, per così dire, “trasversale”; cioè dando la possibilità a persone di diverso background (penso a terapisti, psicologici, danzatori, danza-movimento terapeuti, sportivi, performer, educatori eccetera) di entrare con un certo agio e in modo esperienziale nel territorio che il BMC esplora. Mi interessa che le persone, oltre a sperimentare su di sé un percorso di crescita personale, intuiscano abbastanza rapidamente le forti potenzialità di applicazione dell’approccio negli ambiti che a loro interessano. Voglio dire che, secondo me, alcuni principi base della somatica così come quelli che facilitano i processi di embodiment, potrebbero essere utilizzati con grande efficacia in ambiti diversi e con diverse modalità di approccio, molte secondo me ancora inesplorate.

Interessante, quindi la tua idea sarebbe quella di “astrarre” questi principi o temi dalla pratica del BMC in senso stretto e in qualche modo metterli a disposizione perché possano essere integrati anche in altre discipline, altri metodi, altri mondi, altri “bisogni”, altre professionalità, oltre quelli già sperimentati in “territorio BMC”, come tu lo chiami?
È un’intuizione che si è molto rafforzata con il progetto Sparks, in cui con i partner internazionali stiamo sperimentando nuovi modelli e linguaggi basati sulla pratica somatica e su forme creative nel campo della cura rivolta ad adulti e bambini con bisogni speciali. Vogliamo favorire il dialogo e lo scambio tra noi e i vari soggetti coinvolti: operatori, pazienti, genitori, insegnanti, artisti, e naturalmente anche con le istituzioni. Ho cominciato a riflettere, allora, su quali potessero essere dei temi fondanti e trasversali, che facessero da base di partenza per diverse possibili evoluzioni, a seconda di come ciascuno li esplora nei nostri workshop BMC e di come poi li riporta e li verifica nei diversi contesti, personali o professionali, in cui si trova a operare. Sono partita dalla domanda: quali sono le condizioni che ritengo fondamentali per introdurre le persone al lavoro somatico BMC? Forse mi ripeto, ma una delle cose più interessanti di questo approccio è proprio questa: è il principio fondante ad essere condiviso, e a diventare un tuo bagaglio, una risorsa di cui puoi poi disporre in diverse situazioni, per te stesso e per gli altri. L’immagine che ho è quella del territorio BMC come un vastissimo labirinto con tanti accessi diversi – punti di partenza di percorsi che poi acquistano sempre maggiore ricchezza di significato man mano che procedo, raccolgo indizi, connetto elementi che mi portano anche a perdermi ma che mi permettono di ritrovare un “luogo” dal quale esco trasformata e che magari diventa il successivo nuovo accesso. Il bello è essere accompagnati nei percorsi di questo labirinto, magari da qualcuno che molte di quelle strade le ha percorse, le ha disegnate e si ritrova delle mappe in tasca. Ma anche accompagnare è molto bello e, con altri, perdersi di nuovo, senza però averne così paura.

Per capire meglio, puoi provare a spiegarci quali sono i temi che hai individuato e che hai portato negli “Introduttivi?
Premesso che la struttura dei workshop e alcune specifiche attività vengono riadattate sulla base del gruppo che si forma. Ho individuato una rosa di punti focali dai quali ho di volta in volta attinto: lo sviluppo del senso dello spazio, del tempo e del peso, il tono e la sua modulazione nel rapporto con la gravità, l’avvio del movimento e la reciprocità del supporto nel tocco. Il bello di questi temi è che possono essere presentati ed esplorati a diversi livelli di complessità. Per esempio, prendi il senso dello spazio: possiamo sperimentarlo partendo dalla forma del nostro corpo di adulti, con un aspetto anteriore e uno posteriore, un alto e un basso, una destra e una sinistra, un centro e una periferia. Ma possiamo anche rievocare la “memoria” cellulare del nostro sviluppo embrionale, quando la struttura e le relazioni spaziali erano in divenire: un potenziale assoluto la cui esperienza può essere rievocata per rigenerare risorse e riorganizzarci in modo più funzionale.

Qual è stata in generale la risposta alle proposte che hai fatto?
Ho riscontrato sempre una partecipazione molto sentita. I gruppi non sono stati numerosi, ma le persone che hanno partecipato mi hanno colpito per la loro presenza, disponibilità e capacità di essere propositive. Ogni gruppo ha sviluppato questi temi in modo originale ed elaborato.

Hai talmente tanti progetti, e così pieni di spunti, che è difficile seguire il filo. Provo a tornare al perché degli introduttivi. Ci parlavi di più motivazioni.
Una prima, ok l’ho detta. Un’altra è che sentivo il bisogno di avere una visione dello stato delle cose in Italia: andare incontro alle persone per definire meglio gli orizzonti del nostro mondo, del nostro lavoro. È importante farci conoscere sempre di più, ma anche ascoltare e capire i desideri e le esigenze delle persone nei campi che ci competono, e in che modo noi riusciamo a rispondere. A che punto siamo? L’immagine che di noi arriva al di fuori, noi che ci sentiamo parte di una “comunità BMC”, è rispondente alla realtà? Quale direzione dobbiamo seguire? A chi dobbiamo parlare? Che input dobbiamo dare? La ricerca e lo studio, in qualsiasi campo, non possono prescindere dalla conoscenza dei contesti, dei territori, delle persone.

E da questo punto di vista, mi sembra di capire, hai trovato un ambiente abbastanza disponibile ad accogliere l’approccio che proponevi, a osservare la propria realtà attraverso una lente diversa?
Come ti dicevo, le risposte sono state contenute in termini numerici anche perché, in effetti, dopo molti anni in cui mi sono concentrata sulla formazione professionale, non sapevo bene come dare visibilità a questo nuovo tipo di proposta. Inoltre, i mezzi e i modi di fare promozione cambiano rapidamente e, anche con l’esasperarsi della crisi economica e culturale che attraversiamo, forse è aumentata la confusione e l’incertezza rispetto a dove orientare le proprie energie e risorse. Però sono state risposte davvero interessanti e soddisfacenti dal punto di vista della qualità della partecipazione, come ti dicevo, e molto stimolanti anche nella loro eterogeneità. Ogni piazza ha dato risposte (e fatto domande!) diverse, in base alla composizione del gruppo ma anche in base al contesto che ci ospitava, e parlo sia di ambiente che di territorio, di sostrato culturale. In ogni caso, ovunque c’è stato un grande coinvolgimento dei partecipanti. Erano quasi tutte persone nuove al BMC e molti di loro desiderano continuare il percorso iniziato. Per me è stata un’esperienza professionale e personale intensa, per tutti gli aspetti di cui abbiamo parlato e, non ultimo, per il rapporto che si è instaurato con le allieve/colleghe che mi hanno assistito nei workshop e hanno aiutato a organizzarli. Voglio qui ringraziarle: Caterina Gottardo per Venezia, Marcella Fanzaga per Torino, Alessandra Tinè per Genova e Maria Martinez per Bologna. Ma ci sarebbero molte altre persone da ringraziare, per esempio quelle che ci hanno sostenuto localmente. E ancora, per tutti i progetti paralleli agli introduttivi BMC, c’è stata la collaborazione di chi ha sostenuto il lavoro nelle scuole, le colleghe del gruppo Sparks-Italia, lo staff della neonata associazione Kinesfera… Una grande mobilitazione collettiva senza la quale non si sarebbe potuto realizzare nulla!

L’unione fa la forza, è il caso di dire. Del resto il tuo entusiasmo è coinvolgente. Collaborazione, condivisione, partecipazione, fare rete e …tanta passione per ciò che si fa: mi pare siano concetti chiave nella tua visione del lavoro. Sarebbe interessante saperne di più di tutte queste iniziative, ma per ora ritorniamo agli “introduttivi”. Parlavamo di obiettivi: estendere i principi del BMC a nuovi ambiti e fare un po’ il punto sullo stato delle cose, mi sembra già abbastanza. Inoltre hai trovato nuovi allievi, o comunque instradato nuove persone sui sentieri della somatica e, infine, s’è rafforzata la collaborazione con le colleghe più giovani che provengono dalla formazione con te. Un buon risultato?
Puoi ben dirlo. Inoltre, forse è scontato ma non meno importante, tutto questo è servito anche per dare risonanza alle nostre attività di formazione, soprattutto l’IDME, il programma di educazione al movimento in età evolutiva che parte in autunno.

Beh, allora approfittiamone anche qui, chiudiamo questa intervista ricordando le date e dove si possono trovare le informazioni sulle attività di Leben nuova.
Bonnie insegnerà durante Sviluppo ontogenetico dal 7 all’11 ottobre, insieme a me e Thomas Greil. Il corso si terrà nello spazio eventi del Supercinema di Tuscania (VT). Date, programmi, contatti e indicazioni su come partecipare sono pubblicati sul nostro sito lebensnetz.it. Sul sito ci sono anche informazioni per alloggiare nelle foresterie per chi fosse interessato. Sono certa sarà un momento di entusiasmo e ulteriore  crescita della nostra comunità!

intervista a cura della redazione

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