A proposito di progetti: le sfide, le risorse, l’Europa…

Seminario "Le sfide di un progetto. Perché no?" - Tuscania 2015

Cos’è un progetto? Che cosa bisogna fare per concorrere a un bando e partecipare a un programma di finanziamento? Perché è importante guardare all’Europa e non dimenticarne i principi fondatori? Queste sono state alcune delle domande di partenza del corso del 6 e 7 giugno, terzo dei nuovi interessanti appuntamenti culturali in calendario al Supercinema per il 2015, con la gestione di Leben nuova in collaborazione con l’associazione Kinesfera e altri enti locali.

Sabato 6 giugno, ore 9.30, al Supercinema di Tuscania si aprono il lavori del seminario “Le sfide di un progetto. Perché no?”, nato dalla collaborazione tra Gloria Desideri, responsabile di Leben nuova e da quest’anno coordinatrice delle attività del “Supercinema”, e Silvana Bisogni, docente di tecniche di progettazione per programmi di finanziamento europei, pubblici e privati.

L’idea di un breve corso che fornisse le coordinate per orientarsi nella scelta dei bandi e redigere un progetto è nata dalla constatazione che, nonostante la grande necessità di risorse, in Italia c’è una lacuna culturale e di metodo in tal senso, soprattutto in alcuni settori come la salute, il sociale, la cultura, la formazione, il non profit. Non pochi dei fondi disponibili rimangono inutilizzati a causa di una non adeguata conoscenza delle opportunità e delle procedure da parte di chi potenzialmente potrebbe accedervi.

I partecipanti sono diciotto, con età e storie diverse: ci sono giovani freschi di studi e persone con più anni di esperienza lavorativa in vari campi. Partecipa come allieva anche Gloria Desideri, che con Leben nuova si impegna da sempre per far conoscere i principi dell’educazione somatica e darne applicazione nell’ambito della cura e assistenza. Gloria ha già collaborato in più occasioni con strutture educative e sanitarie locali e dal 2013 è tra i membri di “Sparks for Special Needs”, programma di partenariato sostenuto dalla Commissione europea.

Al seminario partecipano altri imprenditori, studenti, rappresentati di diversi enti (l’AIFA, Il Prisma, Vera Stasi, NidiInsieme, Zobit, Fondazione solidarietà e cultura), una giornalista, un operatore del DSM (dipartimento di salute mentale) di Tuscania, docenti dell’Accademia nazionale di danza.

Individui diversi, che si amalgamano in un gruppo affiatato e partecipe fin dai primi momenti.

La lezione è coinvolgente, nulla di didascalico o autoreferenziale, il passato serve a comprendere il presente, i principi che allora hanno guidato certe scelte possono, anzi devono guidare le scelte di oggi, nonostante la sfida di un sempre crescente grado di complessità.

«La parte storica iniziale è stata emozionante oltre che funzionale ad entrare nell’ottica della progettazione, a livello europeo ma non solo – racconta Gloria Desideri. Capire dall’interno la grandezza, la forza dei valori di solidarietà, cooperazione, scambio interculturale tra nazioni che fino a un attimo prima si erano ferocemente combattute, e per secoli, assume un significato profondo. Così come acquistano nuova luce termini come ‘partneriato’, “coesione”, “comunità”».

Si passa quindi alla lettura di un bando, per esaminarne punto per punto struttura e criticità, sciogliere i nodi, leggere tra le righe. È subito chiaro che le buone idee sono importanti ma non sufficienti. Perché un progetto sia credibile e valutabile ci vuole attenzione, apertura mentale, interculturalità, capacità di analisi e di intercettazione dei bisogni reali, delle emergenze. Spirito di gruppo e metodo sono altri due elementi fondamentali.

Per essere finanziabile un progetto deve avere, quindi, delle caratteristiche precise, non solo dal punto di vista strutturale e redazionale ma anche dei contenuti e soprattutto degli obiettivi; nulla può essere trascurato. Ogni progetto è valutato singolarmente e i progetti prescelti sono destinati a rappresentare modelli di buone prassi: modelli, appunto, che possono essere applicati in situazioni simili, purché opportunamente contestualizzati.

Un progetto fattibile deve tenere conto delle risorse, delle persone, delle professionalità, dei contesti, dei territori, degli strumenti e dei costi. Come sottolinea Silvana Bisogni:

«Presentare un progetto significa mettere a disposizione una completa documentazione sui promotori e sui partner, predisporre il formulario specifico che è modulato sulla descrizione della proposta, sulle finalità e sugli obiettivi specifici, sul processo, sugli attori, sulla valutazione e sugli effetti che l’intervento intende raggiungere, sulla descrizione previsionale dei costi».

Gli obiettivi non devono essere “egoistici”, compiaciuti, autoreferenziali, ma indirizzati alla crescita sociale e culturale, alla soluzione di problemi reali, di emergenze. L’atteggiamento cooperativistico – inteso come collaborazione tra persone, tra paesi, tra pubblico e privato, tra ambiti professionali – è un elemento imprescindibile per la misurabilità di un progetto da finanziare.

«Fa un certo effetto sentir parlare di progetti europei e dell’appartenenza a un grande stato federale popolato da mezzo miliardo di persone (quasi il doppio degli Stati Uniti d’America). Siamo europei che vivono in Italia. Non Italiani che vivono in Europa», a parlare Marco Schiavoni, video maker, compositore e produttore musicali tra i partecipanti al seminario.

La seconda parte del seminario consiste nel provare a delineare un’ipotesi progettuale. Dopo un breve confronto tra i presenti, spontaneamente si formano tre gruppi di lavoro, per tre progetti diversi. Gli ambiti sono: danza e prodotti audiovisivi; educazione scolastica; cura, esclusione e disagio sociale.

Prima della chiusura, un referente per ciascun gruppo riporta a tutti gli altri gli elementi essenziali del lavoro svolto, e da qui nascono nuovi stimolanti confronti, nuovi spunti di discussione.

Arriva il tempo dei saluti. Le due giornate sono state intense e produttive, l’entusiasmo non fa sentire la stanchezza, quello che si percepisce è la soddisfazione dei partecipanti e la certezza per tutti che questo è solo l’inizio. Ora si tratterà di raccogliere informazioni, fare ulteriori incontri e valutare le effettive possibilità di sviluppo di ciascuna ipotesi progettuale elaborata dai gruppi.

Realizzare un progetto è certamente una sfida: questo seminario ha fornito strumenti indispensabili per cominciare a sviluppare metodo e consapevolezza delle procedure. L’entusiasmo e le energie non ci si sono mai mancate, quindi… perché no?