Un messaggio da Gloria Desideri

Glo_BremaSettembre è stato un mese denso di impegni: dal 12 al 15, sono stata invitata a presentare il mio lavoro al convegno “Wurzeln der Bindung” (Le radici del legame), organizzato a Oldenburg, vicino Brema, da ZEPP- Zentrum für Primäre Prävention und Körperpsychotherapie, a cui hanno partecipato circa 250 persone da vari paesi d’Europa. Nella giornata precedente ai 3 giorni di convegno, ho condotto un seminario con 30 persone provenienti per lo più dal campo della psicoterapia di orientamento reichiano, ma anche da ambiti educativi e di assistenza al parto e alla primissima infanzia. Durante il convegno, ho fatto due interventi: il primo, “Body-Mind Centering: an Evolutionary Perspective of Movement” e il secondo, “The BMC® Approach to Working with Infants”.

Le proposte hanno incontrato grande interesse, sia durante il seminario, dove i partecipanti hanno avuto la possibilità di sperimentare principi fondamentali sul tocco e sul movimento attraverso un lavoro esperienziale, sia durante gli interventi al convegno in cui ho invitato i partecipanti a “sentire nel corpo” i principi che esponevo. Dalle risposte che ho raccolto, ho potuto verificare quanto il nostro approccio all’educazione al movimento somatico sia di complemento e d’integrazione ai vari saperi e ad altre esperienze volte alla ricerca di consapevolezza e di buone pratiche di cura e di aiuto.

Glo_BremaLast september was filled with many important events. I was invited to present my work in a congress entitled “Wurzeln der Bindung” (Bonding roots), organized in Oldenburg, near Bremen, by ZEPP – Zentrum für Primäre Prävention und Körperpsychotherapie.  Two hundred fifty participants from different European countries attended this event.

In the 3 days prior the congress, I led a seminar with thirty people, most of them with a psychotherapy background (W. Reich), but also professionals from the fields of birth and early childhood intervention. During the congress I gave two lectures: the first one was  “Body-Mind Centering: an Evolutionary Perspective of Movement” and the second one, “The BMC® Approach to Working with Infants”.

The work that I presented was received with much interest, not only during the experiential seminar, where participants had the possibility to explore basic principals of touch and movement, but also during the presentations, when, although participants were sitting on chairs, I invited them to some “felt-in-the-body” experiences about the principles that I was presenting. From their feedback, I could verify how much our approach to Somatic Movement Education can be a complementary essential tool for integrating various sources of knowledge, as well as empowering other experiences of self awareness and practices of helping and caring for others.

Integrare il BMC nell pratica Aikido – Cornelia Linke

di Cornelia Linke

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Uno dei requisiti per diplomarsi in qualità di Practitioner BMC® consiste nell’ideare e completare un progetto che alla fine viene presentato agli studenti e agli insegnanti durante uno degli ultimi corsi della formazione.  Io ho sviluppato un progetto basato su dei parallelismi tra la pratiche e le tecniche di Aikido e alcuni principi BMC sullo sviluppo embrionale: in particolare, quello sui corpi anteriore, intermedio e posteriore e quello sull’invaginazione del sacco vitellino. Ho affrontato questi argomenti sia da un punto di vista pratico, proponendo delle lezioni ai miei compagni di lunga data di pratica Aikido, sia da un punto di vista teorico, cercando di sottolineare i punti in comune fra i due approcci.

Nel corso della prima lezione abbiamo lavorato sulla consapevolezza e la morbidezza del corpo anteriore, e sulle strutture corrispondenti nel corpo adulto. Abbiamo indagato questa qualità morbida e “gustosa” in posizione eretta, trasponendola alle estremità inferiori ed esplorando come una diversa consapevolezza fisica influenzi la consapevolezza relativa allo spazio e al contatto con gli altri. Abbiamo poi integrato questa qualità nella tecnica Aikido chiamata “Men Uchi”, che prevede che un partner segua l’altro attraverso il semplice contatto della mano. Per sottolineare ancora di più la qualità morbida del corpo anteriore, abbiamo poi esplorato la possibilità di seguire il partner anche senza il contatto fisico.

Durante la seconda lezione, abbiamo esplorato il principio di corpo intermedio, integrando le esperienze relative al movimento dell’asse flessibile e della notocorda, mettendo queste in relazione al pattern dell’irraggiamento ombelicale e alle diverse qualità di yield e push nel movimento. L’idea era quella di lavorare sul movimento di flessione totale (anteriormente) ed estensione totale (posteriormente) e sulla trasmissione del movimento lungo l’asse flessibile. L’esplorazione della multi direzionalità del nucleo polposo ci ha supportato nel mantenere una presenza rispetto alle altre direzioni. Abbiamo poi integrato questo lavoro nella tecnica Aikido del ‘Katate Dori’, che prevede l’attacco a un partner sfruttando la qualità della spinta. La domanda che ci siamo posti  è stata: in che modo la qualità di spinta può essere presente in tutto il corpo invece che esclusivamente nel braccio?  L’altro tema è stato la relazione di addensamento ed espansione nel movimento e nello spazio.

Durante la terza lezione, che riguardava il corpo posteriore, abbiamo esplorato il sistema nervoso e la pelle riferendoci in particolare agli aspetti del ‘rilasciare’ (srotolamento verso il basso con attenzione al sistema nervoso) e del ‘dare spazio’ (lavorando sulla percezione delle cavità che circondano l’embrione). Abbiamo poi integrato questi concetti con la tecnica Aikido del “Tenchi Nage”, in cui il partner che agisce cade  a terra all’indietro. La domanda che ci siamo posti in questo caso è stata in che modo il lavoro con la parte posteriore del corpo potesse supportare una maggiore integrità fisica, evitando che la caduta fosse un semplice collassare a terra.

Nel corso della quarta lezione abbiamo affrontato il tema dell’invaginazione del sacco vitellino e  di ciò che resta nel corpo, vale a dire il respiro embrionale. Abbiamo esplorato gli spazi creati dall’impianto del blastocita sulla parete uterina, lo spazio che si crea internamente attraverso il respiro embrionale e lo spazio che si crea attraverso l’invaginazione del sacco uterino. La dinamica di come l’invaginazione del sacco uterino  si trasformi  divenendo il peduncolo di connessione ci hanno portato a un movimento di rotazione delle gambe (“la macina si muove, ma il suo asse è fermo”).   Abbiamo quindi integrato tutto ciò nel movimento Aikido del “Randoori”, una tecnica che prevede che una persona sia attaccata da molti partner in contemporanea ma debba riuscire ad evitare gli attacchi, creando un movimento di rotazione nello spazio.

Alla fine dell’ultima classe ho consegnato agli 8 partecipanti un questionario informale* circa gli eventuali benefici del lavoro relativi a:

– pratica dell’Aikido
– vita quotidiana
-nessun beneficio

Tutti e gli 8 partecipanti hanno risposto, e tutti sembravano aver tratto beneficio dal lavoro proposto.

Le parole emerse relativamente alla pratica Aikido sono state: asse, equilibrio, sostegno a terra, movimenti pieni e completi, natura globale del lavoro e dei movimenti, spazio.

Le parole emerse relativamente alla vita quotidiana sono state: consapevolezza del nuovo, ascolto empatico, assenza di tensione, benessere per la testa/mente e per il corpo.

Alcuni partecipanti hanno poi sottolineato la connessione tra alcune parole:

-Assenza di tensione e consapevolezza del corpo
-Assenza di tensione ed equilibrio
-Comunicazione e mantenimento dello stato di assenza di tensione
-Idea di equilibrio e del gioco con lo spazio
-Scoperta di una relazione significativa tra la parte frontale del corpo (organi e strutture respiratorie) e lo scheletro assiale, sia per la postura che per il rilassamento

Uno dei partecipanti ha osservato alcune connessioni fra diverse parti del corpo:
-Testa/regione della bocca e ginocchia
– Rilassamento della pancia e dell’intestino e conseguente rilassamento di testa e braccia

Un altro partecipante, durante la classe sull’embriologia, ha fatto esperienza del sentirsi in un ambiente acquatico,  riscontrando spontaneamente un parallelismo con  lo sviluppo filogenetico.Altri partecipanti hanno osservato parallelismi con lo Yoga e il Chi Gong.

*Poiché si trattava di un caso a cui avevo lavorato, il questionario e le domande non erano anonime.

Il mio punto di vista

Nella mia ricerca ho potuto osservare che l’Aikido e il BMC hanno molti punti in comune, e tra i più importanti quelli relativi alla comunicazione, al contatto e alla relazione, su cui si fondano entrambe le pratiche. Ciò che dà valore ad entrambi gli approcci è lo scambio continuo tra i partner di lavoro, il processo di modulazione e di adattamento che porta al tema dell’interdipendenza.

L’interdipendenza e lo scambio sul piano dei processi  consci e inconsci è ciò che nutre l’un l’altro.

In entrambe le pratiche i sensi sono la base per l’impulso motore verso l’esterno, supportandolo e sostenendone un’espressione più completa e integrata.

La ricezione di una nuova informazione si trasmette in un agire immediato, divenendo un’espressione nuova nel tempo e nello spazio. A questo si riferiscono i principi di embriologia secondo il BMC, per cui i processi di dare e ricevere avvengono nello stesso tempo.  La stessa cosa può essere osservata nel ciclo di risposta percettiva.

Entrambi sono processi affascinanti, non intenzionali  e non personali.

Un altro parallelismo è relativo ai principi di centro, asse e centri di rotazione, essenziali  in entrambi i metodi.

La parola uguaglianza è risultata essere  importante a più livelli, riferendosi  per esempio all’ uguaglianza tra i partner o all’uguale importanza  di diverse parti del corpo su cui lavorare o da cui iniziare un movimento, così come i centri e le cellule di tutto il corpo. Tutto ciò infatti  implica un pensiero non gerarchico. Tutto ciò  si accorda con il fatto che entrambe le pratiche, l’Aikido e il BMC, sono un crogiuolo che raccoglie persone di diverse professioni e diversa provenienza sociale, culturale, religiosa e di genere.

Il tema della comunità, in questo senso, è molto importante, poiché pone la domanda circa quali potrebbero essere le possibili implicazioni politiche di queste pratiche.

Uno degli aspetti più affascinanti emersi da questa ricerca è stato l’esplorazione dello spazio, di spazi di diversa natura, che ha portato con sé  la domanda circa cosa realmente possono significare  i concetti di dentro  e fuori, cosa è dentro e cosa è fuori. Mi domando se siano realmente due concetti diversi o se non siano la stessa cosa, se non dipendano da una visione bidimensionale. Ecco, questo mi pare un buon punto di partenza per una prossima esplorazione…

foto-LinkeNata nel 1966 a Colonia, in Germania, Cornelia Linke è fisioterapista. Dal 1998, vive e lavora a Parigi. Sin da giovane si è dedicata alla danza  e poi allo studio delle discipline somatiche (Feldenkrais e Alexander). Pratica Aikido da 15 anni e nel giugno 2013 si è diplomata come Practitioner di Body-Mind Centering®.

traduzione: Eleonora Parrello

editing: Gloria Desideri

 

by Cornelia Linke

fotoFor becoming certified as a BMC® Practitioner, one of the requirements is to complete a final project that has to be presented to all peer students and teachers during the last part of the training.

My final project consisted in a parallel exploration of the embryological principles of front, middle and back body and the invagination of the yolk sac (through the BMC approach) and Aikido principles and practice. I did this through practical experience, offering a series of classes to my long-term Aikido companions, and in theory, emphasizing the common points of both practices.

In the first class, we worked on becoming aware of the softness of the front body and its corresponding structures in our adult bodies. In standing, we brought this “yummy” quality to the lower extremities and explored how this change in our physical awareness might influence our awareness of space and contact with others. We integrated this quality in the Aikido technique of “Men Uchi”, where one is supposed to follow the partner making contact simply with one hand. To emphasize the soft quality of the front body, we also explored how one could follow one’s partner even without any physical contact.

The second class was about the middle body, where we integrated the experience of a flexible axis, the notochord, with the pattern of navel radiation, and the quality of yielding and pushing in our movement. The idea was to work on a global movement, of flexion in the front and “de-flexion”, or extension, in the back, that could travel all along the flexible axis. Exploring the multi-directionality of the nuclei pulposi helped us to give presence to the other inherent directions. We integrated this work in the Aikido technique of “Katate Dori”, which is about attacking one’s partner with a push quality. The question then was: how the whole body can be present and not just the arm being used? The other theme being the relationship of densification and expansion in movement and space.

In the third class, being this about the back body, we explored the nervous system and the skin, especially the aspects of releasing the nerves (through the “nerve roll down” technique) and by “giving space” (which means experiencing the sense of cavities surrounding the embryo). This led us to an integration in using the Aikido technique of “Tenchi Nage”, where the partner who has to respond to the other person’s move is supposed to fall backwards. So the question here was: how being aware of the back body could help in maintaining one’s integrity, and preventing from collapsing?

The fourth class was about the invagination of the yolk sac and the memory of the process that remains in us: the embryonic breathing. We explored the space being created by the implantation of the blastocyst in the uterine wall, the space created inside us by the embryonic breathing and the space created by the invagination of the yolk sac. The dynamics of how the latter travels out again becoming the connecting stalk brought us to a turning movement of the legs (“the millstone turns and the axis doesn’t”). We integrated this experience into the Aikido movement of “Randoori”, a technique where one person is attacked by several others and has to divert these attacks, which creates a turning movement in space.

After the end of the fourth class, I handed a brief, informal questionnaire* to the 8 participants about possible benefits of the work:

-concerning the Aikido practice
-beside the Aikido practice, in every-day life
-not having benefits

According to the participants’ responses, it seemed that all had some benefit as a result of the work we did.

The terms that came up in respect to the Aikido work  were: axis, balance, support from the floor, full and complete movements, holistic nature of the work and a global sense of the movements and space.

The terms that came up in respect to every-day life benefits were: awareness of new things, empathetic listening, relaxation, well-being for the “head” and the body.

Interestingly some participants emphasized the connection between two words :

-Relaxation and awareness of the body.
-Relaxation and balance.
-Communication and keeping a state of relaxation.
-Having a sense of balance and playing with space.
-Finding a significant relationship between the front of the body (guts and breathing structures) and the skeletal axis, for both posture and relaxation

One participant found connections between different body parts :
-the head/mouth region and the knees.
-Relaxing the belly helps the head/arm region to relax.

Another one, during the classes on embryological material, experienced herself as if living in a watery environment, spontaneously finding parallels and correspondences with the phylogenetic development. Others found some connections with Yoga and Chi Gong.

* As this was a case study, on which I had worked by my own, the questionnaire and the answers were not anonymous.

My own perspective

One of the most important points that I have found in common between Aikido and BMC is how important communication is: contact and relationship literally concern both practices. Their value lies in the ongoing exchange between partners, in the process of modulation and adaptation which leads to the concept of interdependency.

Interdependency and exchange between the ongoing conscious and unconscious processes, which then nourish each other.

In both practices, the senses are the basic ground for the motor output and aid in improving it, making it more complete and integrated.

As each bit of information is received, it is immediately transmitted and converted into a new doing. It becomes then a new expression in time and space. This refers to the BMC embryological principles in which processes of giving and receiving happen at the same time. It refers to the perceptual-response cycle as well.

As both are compelling processes, they are non deliberate and happen beyond the personal level.

Another correspondence is the issue of center(s), axis and centers of rotation that are essential in both methods.

Equality is an important concept, at various levels: equality between partners, equal importance of body regions to work with and initiate movement from, as well as of centers and cells in the body. This implies a non-hierarchical form of thinking, at least in this respect. This goes together with the fact that both practices are a melting pot for people coming from different professional, social, cultural and religious backgrounds and of different gender.

The aspect of community is a very important one. It leads to asking oneself what possible political implications these practices might have.

One of the most fascinating aspects that I feel it has resulted from my research for final project is the exploration of space and of different spaces. The questions that go along are: what is the inside and what the outside? Are they really different or are they the same? Do they depend on a two-dimensional perspective? A good starting point for more explorations to come …

foto-LinkeBorn in 1966 in Cologne, Germany, Cornelia Linke is a Physical Therapist and has been living and working in Paris, France since 1998. She has been practicing dance and studying somatic approaches (like Feldenkrais and Alexander) since her early twenties. She has been practicing Aikido for about 15 years and became a certified Practitioner of Body-Mind Centering® in June 2013.

editing: Gloria Desideri